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Voucher più cari per le imprese, tetto di 3 mila euro per tutti

Pubblicato lunedì 13 marzo 2017

Le imprese senza dipendenti potranno usare i voucher. Li pagheranno però più delle famiglie, potranno utilizzarli solo per determinate categorie di lavoratori, non potranno spendere più di 3.000 euro l’anno in buoni lavoro e, se non si atterranno a questi limiti, saranno costrette ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori così utilizzati. Sono questi i principali limiti disegnati dal testo unico sulla disciplina dei voucher, un documento “assolutamente aperto alle modifiche che verranno portate in discussione in Commissione Lavoro della Camera già da martedì prossimo, quando daremo anche un termine alla presentazione degli emendamenti”, tiene a sottolineare la relatrice Patrizia Maestri (Pd).
Torna indietro il tetto in capo al percettore di buoni lavoro, il quale in un anno non potrà guadagnare con questo strumento più di 5.000 euro da diversi committenti (il Jobs Act aveva innalzato questo limite già esistente a 7.000 euro) e più di 2.000 da un singolo datore di lavoro (a prescindere se si tratti di un’impresa o una famiglia).
Il limite delle categorie di lavoratori che possono svolgere prestazioni di lavoro accessorio varrà invece solo per le imprese che potranno pagare in buoni esclusivamente disoccupati, pensionati, studenti under 25, disabili, soggetti in comunità di recupero e lavoratori stranieri provenienti da paesi extra Ue con permesso di soggiorno e disoccupati da oltre 6 mesi. Se le aziende non si atterranno a tutti questi nuovi limiti, scatteranno le assunzioni automatiche a tempo indeterminato per i lavoratori pagati in voucher.
I contenuti del testo unificato “sono vicini a quelli di merito sostenuti dal governo per un intervento radicale di riduzione dell’uso dei voucher”, ha affermato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, spiegando che per ora va avanti la discussione parlamentare ed il dialogo, senza entrare nei particolari di un eventuale ricorso al decreto legge sul tema (“in questo momento non è stato affrontato”). Dipenderà dai tempi del percorso parlamentare e dalla data che sarà fissata per il referendum. Non si muove, invece, dalla sua posizione la Cgil, che con il segretario generale, Susanna Camusso, fa sapere come il lavoro parlamentare “invece di andare nella direzione del quesito referendario”, con cui si chiede l’abolizione dei voucher, presenti “numerosi problemi”. Secondo il sindacato infatti la soluzione prospettata assomiglia più ad una via “per depotenziare il referendum che per affrontare il tema. Non c’è la volontà di cancellare la situazione di precarietà”.

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