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Fida: sempre meno imprese riescono a pagare le tasse

Aggiornato venerdì 7 aprile 2017

Presentato questa mattina a Roma il quinto Osservatorio congiunturale sulle imprese del commercio al dettaglio dell’alimentazione realizzato da Format Research per Fida.
Stabile, con tendenza al miglioramento, il clima di fiducia delle imprese del comparto nella seconda metà del 2016. Stabile anche il livello dei ricavi, segno di una lenta ripresa della domanda e frutto di un rallentamento nella dinamica dei consumi. Prezzi in forte rialzo nei primi mesi del 2017 rispetto al 2016.
Sul fronte credito, solo il 38% delle imprese del settore si è visto accordare il fido e/o il finanziamento che aveva richiesto, mentre le tasse continuano a rappresentare una morsa estremamente penalizzante: più di una impresa su dieci (il 12,4%) non riesce a far fronte alla pressione fiscale con mezzi propri e tre su dieci ci riescono solo con molta difficoltà (31%).
Un focus sul commercio elettronico mostra, infine, come anche il dettaglio alimentare si stia muovendo in questo ambito. Le imprese che dispongono di un sito web sono quattro su dieci: una su dieci per attività di commercio elettronico, le altre tre solo per vetrina. Una impresa del commercio al dettaglio alimentare su quattro, poi, utilizza i social network.
“I dettaglianti alimentari – spiega Donatella Prampolini, presidente FIDA e vice presidente Confcommercio – stanno facendo di tutto per utilizzare le giuste leve che consentano loro di rimanere sul mercato, puntando su innovazione e attenzione al consumatore. Permangono però, anche a fronte di una lieve ripresa dei consumi, problematiche legate al peso del fisco e alla stretta sul credito. Problemi resi ancora più pesanti dal fatto che la marginalità continua a diminuire, anche per effetto dell’aumento dei prezzi all’ingrosso, non riversati completamente sui consumatori per evitare una nuova stagnazione”. “Ribadiamo nuovamente – conclude Prampolini – la necessità di lavorare sulla fiscalità generale, scongiurando definitivamente il rischio di un aumento dell’Iva che porterebbe a un effetto domino sui consumi”.

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