Peggiorano i giudizi delle imprese del dettaglio alimentare con riferimento al livello dei ricavi. La congiuntura risente della situazione dei consumi, fortemente spinti verso il basso specialmente a causa della componente alimentare. Tra le imprese che hanno visto ridursi i ricavi, oltre la metà è stata costretta a rivedere i propri piani di investimento o ad intervenire sugli organici, contribuendo all’immobilismo del quadro occupazionale, in rallentamento nella prima parte dell’anno.
In questo contesto, non aiutano le recenti disposizioni del Governo in materia di lavoro occasionale (abolizione dell’istituto dei voucher). Tra le imprese del comparto emerge chiaramente un malcontento dovuto, da una parte, all’eliminazione dello strumento, dall’altra alla tipologia di contromisura adottata (i cosiddetti «nuovi voucher»). Ad oggi, solo un’impresa su quattro sembra intenzionata ad utilizzare il nuovo istituto, accompagnato da un’ombra di scetticismo riconducibile alle caratteristiche dello stesso: l’86% delle imprese auspica l’eliminazione del tetto massimo di 5 mila euro annui previsto dalla legge e il 70% spera nell’estensione della possibilità di utilizzo dello strumento a tutte le imprese, al di là della dimensione.
Resta stabile la capacità delle imprese del dettaglio alimentare di far fronte al proprio fabbisogno finanziario. La tendenza resta comunque meno performante della media, anche a causa della pressione fiscale, giudicata in aumento dall’85,9% degli operatori.
Torna difficile il rapporto con le banche. Se da una parte è stabile la quota di imprese che si recano in banca per chiedere credito, dall’altra diminuiscono coloro che ricevono risposta positiva (il 68%, ma quasi la metà con un ammontare inferiore a quello desiderato).
Questi, in sintesi, i principali risultati che emergono dalla ricerca sulle imprese del commercio al dettaglio dell’alimentazione, relativa al 1° semestre 2017, realizzata da Format Research per FIDA.



