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Iva, ipotesi aumento dal 10 al 13%

Pubblicato mercoledì 8 marzo 2017

Nei ragionamenti che si sono iniziati a fare tra Tesoro e Palazzo Chigi per ridurre i contributi previdenziali che pesano sulle buste paga dei lavoratori, c’è anche questo. La strada, va detto, è impervia. Già una volta Matteo Renzi ha stoppato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che voleva ritoccare l’Iva per accontentare la richiesta di Bruxelles di correggere i conti per 3,4 miliardi di euro. Ma questa volta non si tratterebbe di un aumento secco delle tasse sui consumi, piuttosto di uno scambio. Ogni euro di Iva in più andrebbe ad alleggerire il cuneo fiscale pagato dalle imprese e dai lavoratori. L’attenzione si concentra su un incremento di 3 punti dell’aliquota ridotta del 10%, intermedia tra quella ordinaria e quella super-ridotta del 4.
Le clausole di salvaguardia inserite in bilancio due anni fa e disinnescate per il 2017 con la manovra approvata lo scorso autunno prevedevano per quest’anno che il livello del 10 venisse alzato al 13 e che l’aliquota ordinaria del 22 per cento fosse invece portata al 24 quest’anno e al 25 nel 2018.
Scongiurando l’aumento, la legge di bilancio in realtà lo rimandava tutto intero al prossimo anno, dunque tre punti in più su entrambe le aliquote; in più aggiungeva un’ulteriore scatto dello 0,9 per cento su quella ordinaria dal 2019.
Ora il governo potrebbe bloccare l’incremento dal 22 al 25 per cento, lasciando invece scattare quello dal 10 al 13. Il maggior gettito stimato è di circa 7 miliardi; nell’ipotesi di impiegarlo tutto sul fronte del costo del lavoro e di non poter sfruttare ulteriori margini di flessibilità di bilancio resterebbero da trovare le ingenti risorse corrispondenti all’importo complessivo delle clausole.
L’Iva al 10 per cento si paga su una serie di prodotti alimentari (dalla carne al pesce ai salumi) sui biglietti di treni aerei e autobus, su quelli di cinema e teatri, sull’energia elettrica, sui farmaci, sulle consumazioni al bar e al ristorante e sulla spesa per gli alberghi. Voci abbastanza sensibili, anche se un aumento potrebbe essere presentato come attenuazione di un’agevolazione che comunque resta in piedi.

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