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Le famiglie gettano nella spazzatura 13 miliardi l’anno

Pubblicato giovedì 7 luglio 2016

Ogni anno gli italiani buttano nell’immondizia quasi un punto percentuale del Pil: lo spreco alimentare domestico del Belpaese è di 13 miliardi di euro annui. Sono i dati diffusi dall’Osservatorio Waste Watcher, che studia l’evoluzione delle abitudini alimentari degli italiani e le cause dello spreco alimentare casalingo. Numeri che non si riesce a ridurre in modo significativo, visto che il fenomeno ha aspetti economici e psicologici. Che un progetto appena varato punta a studiare per arrivare a una reale comprensione dei meccanismi che generano lo spreco alimentare.
Tredici miliardi di euro sono una cifra imponente, e proiettata su scala planetaria il fenomeno dello spreco alimentare fa girare la testa: considerando i costi nascosti legati all’acqua e all’impatto ambientale, arriviamo a 2600 miliardi di dollari. Più o meno il valore dell’economia della Gran Bretagna gettato nei rifiuti.
Il problema, che ovviamente riguarda le popolazioni dei paesi ricchi, è molto complicato, perché chiama in causa complessi aspetti di percezione. Non è un caso che se finora le stime riguardanti l’Italia quantificavano il costo del fenomeno in circa 8,5 miliardi di euro, ora l’Osservatorio Waste Watcher (formato da Last Minute Market e Swg) parla di ben 13 miliardi: con una serie di test pilota, con scrupolose annotazioni e controlli incrociati nella pattumiera si è capito che in casa noi tutti buttiamo molto di più di quel che pensiamo. E che – a torto – siamo tutti convinti che il vero spreco alimentare nasca nel settore della ristorazione, della distribuzione o del commercio al dettaglio.
Non è vero: la prima fonte di spreco siamo noi, nelle nostre famiglie. Ecco il perché la quantificazione reale dello spreco domestico sarà uno dei leitmotiv della campagna “Spreco Zero 2016”, presentata ieri a Roma, promossa dall’Università di Bologna e da Last Minute Market. Una campagna, ha spiegato l’agroeconomista Andrea Segrè, fondatore di Last Minute Market e presidente del Comitato tecnico-scientifico per il piano nazionale di prevenzione dei rifiuti, che idealmente punta a raggiungere “Spreco Zero”. E che preme perché la proposta approvata alla Camera – che favorisce il recupero e la donazione di tutte le eccedenze a fini di solidarietà sociale, con appositi incentivi, e stabilisce misure per l’impacchettamento dei cibi, sulle etichette e sulle cosiddette “family bag” per portare a casa il cibo non mangiato al ristorante – divenga legge. «Vorremmo anche – spiega Segrè – che venisse indetto l’Anno Europeo sullo Spreco alimentare».
Quest’anno “Spreco Zero” propone anche misure per diffondere le buone pratiche. A questo mira la terza edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, i piccoli “Oscar” della sostenibilità, che è stato assegnato a due testimonial: lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz e lo chef Moreno Cedroni. Al premio possono concorrere imprese, amministrazioni pubbliche e le scuole che avranno varato negli ultimi tre anni misure, azioni o progetti in grado contrastare lo spreco alimentare.

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