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Sulla manovra il “nodo” voucher

Pubblicato lunedì 22 maggio 2017

La lista delle voci con cui il Parlamento si appresta a modificare la manovra-bis è lunga, ma il vero nodo politico sembra uno solo, quello della reintroduzione dei voucher, o quanto meno di strumenti più controllati e controllabili, destinati a sostituirli.
I piani del governo in materia non piacciono affatto a Mdp che, facendosi interprete delle rimostranze della Cgil, ha annunciato, e in parte già eretto, le barricate, causando una vera e propria impasse. Il problema nasce dal fatto che, al di là delle raccomandazioni della Commissione Lavoro della Camera e di molti emendamenti presentati al decreto di correzione dei conti, l’intenzione dell’esecutivo è quella di garantire l’utilizzo dei nuovi buoni non solo alle famiglie (come ipotizzato inizialmente da un’ala del Pd facente capo a Cesare Damiano) ma anche alle imprese, per quanto piccole, con cioè appena 5 dipendenti, e per importi comunque limitati, pari a non più di 5.000 euro per datore di lavoro.
Un’idea che non piace ai fuoriusciti dal Pd, che potrebbero far mancare il loro appoggio in maggioranza. Il governo “deve stare molto attento – è l’avvertimento di Pierluigi Bersani – non mi piace fare minacce, penso che ragioneranno, ma avranno capito che su questo ci mettiamo di traverso”.

“A oltre due mesi dall’abolizione dei voucher è urgente dare risposte concrete all’esigenza di uno strumento semplice per coprire prestazioni occasionali che non possono essere ricondotte a ordinari rapporti di lavoro. La sola semplificazione del lavoro intermittente, pur decisamente apprezzabile, non sarebbe risolutiva”. È il commento di Confcommercio all’ipotesi di ripristino dei voucher.
Bene quindi che si affronti subito il tema per arrivare quanto prima ad una nuova previsione che colmi il vuoto dei voucher, ma che non può essere destinata esclusivamente a imprese fino a 5 dipendenti e per soli 5 mila euro all’anno per impresa. Ferma infatti la necessità di garantirne un uso corretto attraverso la piena tracciabilità, occorre  – secondo Confcommercio – prevedere un nuovo strumento legale con caratteristiche idonee a coprire prestazioni imprevedibili ed occasionali che possono presentarsi in tutte le dimensioni di impresa.

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