Una sorta di “Qr code” facoltativo per tracciare l’origine – dalla materia prima alle fasi di lavorazione – dei prodotti alimentari e non. Ai consumatori basterà una app su smartphone per verficare. È passata alla Camera la proposta di legge per introdurre un sistema di tracciabilità dei prodotti a tutela del consumatore. Una misura che non può essere obbligatoria (la si dovrebbe estendere in tutta la Ue, per motivi di concorrenza) ma proprio un provvedimento analogo, il cosiddetto “Made in”, è fermo da mesi per il veto, tra gli altri, della Germania) e che ha dei costi).
“Per sostenere i maggiori oneri delle imprese – spiega Caterina Bini (Pd), relatrice a Montecitorio – abbiamo previsto un primo stanziamento-pilota di 20 milioni”.
“L’Italia è capofila nella Ue nelle iniziative di contrasto – ha spiegato Giuseppe Peleggi, direttore dell’Agenzia delle Dogane –. Le banchine virtuali, cioè lo sdoganamento dei container attraverso sistemi di analisi dei rischi ha notevolmente velocizzato le procedure e i controlli. Ma in Europa la percezione non è univoca. Più che una battaglia sull’etichettatura, parte della Ue è più sensibile alla conseguente sottofatturazione (e quindi evasione fiscale) e anche ai pericoli per la salute”.
La parola ora passa al Senato.



